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Composizione chimica dell' aloe vera

Le informazioni qui riportate sono solo a titolo informativo e non intendono essere prescrittive: si raccomanda a tutti coloro che hanno problemi di salute di consultare il proprio medico.

La ricerca della composizione chimica dell'aloe vera

Come ben spiega Bill Coats, l'analisi completa di una pianta cosi complessa quale è l' aloe vera, non può essere concepita come un fatto circoscritto, ma è piuttosto un processo lungo che si va perfezionando con il passare del tempo e che, di tanto in tanto, presenta alcuni elementi nuovi.
I procedimenti di laboratorio usati per analizzare le proprietà chimiche delle piante, solitamente sono pensati proprio per trovare ciò che si sta cercando, in questo modo i risultati delle analisi sono condizionati e limitati dal metodo di ricerca stesso.

Cosi diversi metodi generano risultati diversi e la ricerca va via via assumendo le sembianze di un puzzle, al quale di tanto in tanto si aggiungono nuovi pezzi, ma nel caso della nostra aloe vera il quadro è ancora ben lontanto dall'essere completato. Il primo elemento individuato nell'analisi dell'aloe vera fù l'aloina, identificata già nel 1851 e considerata allora come la sostanza più importante fra quelle contenute dalla pianta di aloe vera, sebbene l'uso medico fosse limitato, e continuasse a esserlo per quasi cento anni, alle sue proprietà lassative.

A seguito della scoperta dei dottori Collins, realizzata nel 1934, l'aloe mostrava una considerevole efficacia per cose ben più importanti dai semplici disturbi intestinali. Cosi, nel 1983, i chimici Copia e Gosh identificavono i principali ingredienti dell'aloe vera nella: aloina, emodina, acido crisofanico, resina, gomma e tracce di oli volatili e non volatili.
Tuttavia la prima descrizione dettagliata dei componenti dell'aloe vera la dobbiamo ai dottori Tom D. Rowe e Lloyd M. Parks, che nel lavoro A Phytochemical Study of Aloe Vera Leaf, da loro pubblicato nel 1939 sul Journal of the American Pharmaceutical Association, affermavano che nella scorza dell'aloe vera erano stati rintracciati gli enzimi ossidasi e catalasi, carotene e betacarotene, zolfo e fenoli mentre nella polpa erano stati isolati gli enzimi amilasi e ossidasi oltre all'ossalato di calcio.

Tanto le analisi di Rowe e Parks quanto ai successivi studi di G.A. Bravo e Maria Luisa D'Amico, erano incentrati principalmente sulla scorza, poichè si credeva che in essa fossero concentrate le proprietà curative della pianta di aloe vera. Gli studi di Bravo e D'Amico approfondirono le ricerche nelle proprietà antibiotiche degli antrachinoni presenti nella scorza delle folgie dell'aloe vera. Scoprirono che, cosi come avviene per gli antibiotici sintetici, gli antrachinoni dell'aloe vera isolati possono risultare tossici, mentre in combinazione con tutti gli altri componenti naturali della pianta dell' aloe vera perdono completamente la loro tossicità. La ricerca del principio attivo dell'aloe vera era già iniziata e per il momento era diretta verso gli antrachinoni.

Un passo molto importante fu compiuto nel 1951, quando i dottori Ikawa e Niemann scoprirono che la mucillagine interna della foglia della pianta dell'aloe vera, era composta sostanzialmente da polisaccaridi. Già allora era noto che questo tipo di zuccheri stimola la crescita dei tessuti sani. Poco a poco andò prendendo corpo l'idea che forse la polpa dell'aloe vera e in particolare i polisaccaridi fossero i principali resonsabili delle qualità terapeutiche della pianta dell'aloe vera. I dottori El Zawahry, Hegazy e Helal, nel già menzionato lavoro sulle proprietà dell'aloe vera nel trattamento dell'ulcera cronica pubblicato nel 1971, attribuivano alcune qualità curative agli antranoli ma sottolineavono che secondo la loro opinione il principale agente attivo risiedesse nei polisaccaridi mucillaginosi.

Nel 1968 il dottor Gunnar Gjerstad, dell'università del Texas, molto interessato all'aloe vera, si dedicò allo studio dei costituenti minerali dell'aloe vera e della loro possibile azione come agenti curativi. Gjerstade il suo collaboratore Bouchey trovarono che i principali elementi inorganici presenti nell'aloe vera fossero: calcio, cloro, sodio, potassio, magnesio e manganese, ma osservarono che nessuno di questi poteva essere identificato come il potenziale responsabile dei suoi effetti "miracolosi". Successivamente focalizzarono la loro attenzione sugli aminoacidi, osservando che la pianta dell'aloe vera ne conteneva 18 dei 22 aminoacidi presenti nel corpo umano!
I due ricercatori trovarono che in un cucchiaio di polpa di aloe vera conteneva più di 75 diversi componenti chimici di quantità uguali o superiori al milligrammo. In seguito analizzarono il suo contenuto vitaminico rintracciando Vitamina B1, Niacina, Viitamina B2, Vitamina B6, Colina.

Gli sviluppi tecnologici, affiancati negli ultimi trenta anni alle ricerche di laboratorio, hanno fatto si che i pezzi di questo puzzle, scoperti e analizzati, fossero sempre più piccoli, eppure si continuano a scoprirne di nuovi.

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